Quando i libri diventano incontro, "L'ultimo faro" di Paola Zannoner illumina i giovani

Con circa 70 libri all'attivo – il prossimo, in stesura, sarà pubblicato nel 2027 e sarà ugualmente ambientato al mare – Paola Zannoner è considerata – a ragione – una delle più importanti scrittrici italiane per i giovani, apprezzata dalla critica e da un pubblico trasversale molto ampio, che comprende ragazzi e adulti. Composto da studenti della Scuola Secondaria di Primo Grado "Luca Signorelli" di Orvieto, il pubblico che nella mattinata di venerdì 6 marzo, in Aula Magna, ha avuto l’opportunità di incontrarla e rivolgerle domande alla luce – è il caso di dirlo – della lettura del libro "L'ultimo faro", ristampato da Giunti nel 2023. Un'occasione di incontro vivace e condivisione autentica di impressioni e interpretazioni.
Non solo un momento per parlare di letteratura, ma anche per riflettere insieme sul senso delle storie e sul modo in cui possono illuminare la realtà, vivificandola. Nel caso specifico, le 304 pagine del romanzo raccontano l'estate di quattordici ragazzi – a ciascuno dei quali l’autrice ha donato qualcosa di sé – riuniti in un luogo speciale come, appunto, l'iconico faro sul mare del titolo che richiama quello della gita di Virginia Woolf. Tre settimane di vacanza che sembrano promettere libertà e spensieratezza, ma che diventano anche un tempo di crescita, fatto di amicizie, primi amori e piccoli conflitti. Ognuno dei protagonisti porta con sé una storia diversa, una ferita da nascondere, un segreto da custodire.
Ed è proprio attraverso l’incontro con gli altri che i ragazzi inizieranno a conoscersi davvero. Zannoner ha raccontato di come il faro non rappresenti solo un luogo fisico, ma il simbolo di una luce che orienta, un punto di riferimento nei momenti di incertezza che aiuta a non perdersi, soprattutto quando le emozioni, da vivere, e le paure, da affrontare, sembrano confondere la rotta della crescita. Molte domande hanno riguardato anche la struttura narrativa del libro e il ruolo del narratore. La scrittrice toscana ha sottolineato al riguardo quanto sia importante la voce che racconta una storia. "Narratore – ha detto – non è solo chi descrive gli eventi, ma anche chi accompagna il lettore e crea uno spazio in cui riconoscersi e riflettere.
In un tempo in cui la comunicazione è spesso veloce e frammentata, scrivere e leggere possono diventare un modo per fermarsi, ascoltare e dare forma alle proprie emozioni. Gli scrittori muoiono, le loro idee continuano a vivere grazie al progetto letterario costruito a differenza del racconto autoreferenziale degli influencer contemporanei che parlano di sé. Le storie non servono solo ad intrattenere, ma consentono di compiere un viaggio di conoscenza per capire meglio noi stessi e gli altri". E, come piccole luci, sono capaci di orientare, far sentire meno soli e ricordare che ogni percorso, anche il più incerto, può trovare la sua direzione.
Una, quella suggerita dall’autrice come antidoto alle diverse forme di violenza dei tempi moderni: "attivare il sentimento positivo della fratellanza e della sorellanza contro tutte le guerre. La specie umana ha inventato il linguaggio, dobbiamo sempre fare appello a ciò che ci unisce, alla corrispondenza empatica tra persone. Stiamo andando verso una realtà fredda e tecnologica, iperconnessa eppure distante. Dobbiamo cooperare e collaborare, ascoltare, comprenderci, unire le nostre capacità e le nostre intelligenze, accogliere le sfide e trovare insieme soluzioni per intraprendere la giusta rotta e, all'occorrenza, invertirla".

